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Alessandro Stradella e Nepi


Alessandro Stradella, insigne compositore barocco, naque a Nepi il 3 Aprile 1639.

In mancanza di notizie certe, nulla si conosce circa i suoi primi anni, i suoi studi e i probabili maestri che lo istruirono nella musica. Proveniva sicuramente da una famiglia patrizia originaria della Lunigiana, per la precisione da Fivizzano, ma trasferitasi a Nepi nella seconda metà del XVI secolo. Nel 1642 il padre Marcantonio era governatore di Vignola per il principe Boncompagni ma si ritirarono a Montefeltrino per sfuggire all'assedio delle truppe papali, per cui in passato si suppose che il luogo di nascita di Alessandro Stradella fosse collocato in una di queste due località; in realtà gli studi biografici, effettuati a partire dagli anni '70 del XX secolo, da parte della musicologa statunitense Carolyn Gianturco, e comprendenti una puntigliosa ricognizione dei registri battesimali del duomo di Nepi consentono, senza dubbio alcuno, di individuare nel 4 aprile 1639 il giorno del battesimo del compositore, che dovrebbe essere nato in quella data o (più probabilmente) in quella del giorno precedente (3 aprile 1639).

Alessandro diede precoce prova del suo talento e a poco più di vent'anni, si era guadagnato una più che discreta fama come compositore di musica sacra e di cantate profane, al punto di annoverare fra i suoi committenti la regina Cristina di Svezia. Sempre in età giovanile iniziò a condurre vita dissoluta: con un amico tentò di impadronirsi di denaro della Chiesa, ma fu scoperto: scappò dalla città e vi ritornò solo quando si credette al sicuro. Sfortunatamente, le sue numerose e scandalose relazioni amorose cominciavano a fargli parecchi nemici fra i potenti della città, e dovette pertanto lasciare Roma definitivamente. L'episodio senza dubbio più noto della sua vita è quello che portò alla sua tragica morte.

Nel 1677 Stradella si recò a Venezia, dove un nobile lo ingaggiò quale insegnante di musica per la sua amante. Ben presto Stradella si infatuò della donna e, quando la loro relazione fu scoperta, dovette fuggire, riuscendo a salvarsi dai sicari ingaggiati dal nobile per ucciderlo. Stradella si recò quindi a Genova, dove scrisse opere e cantate, e dove venne pugnalato da un sicario del nobile in Piazza Banchi.

Verosimilmente, la toccante storia delle sue sventure sarebbe oggi dimenticata, malgrado la reputazione che si fece col suo talento, se il medico Bourdelot, suo contemporaneo, non ce l'avesse tramandata nelle memorie manoscritte che sono servite da base per la storia della musica scritta da suo nipote Bonnet. Charles Burney pensa che Bonnet si sia ingannato dicendo, al principio della sua storia, che la repubblica di Venezia aveva invitato Stradella a scrivere per il teatro di questa città, perché nessun suo brano e nessuna sua composizione compare nel catalogo delle opere rappresentate a Venezia nel XVII secolo; tuttavia, è possibile che Stradella fosse stato ingaggiato per qualche opera di tal genere, ma che poi l'incidente che lo fece allontanare da Venezia non gli avesse permesso di completarla e di farla rappresentare. Sia quel che sia, ecco come Bourdelot riporta questa avventura e la sventurata fine di Stradella:

« Un uomo chiamato Stradella, famoso musicista, ch'era a Venezia ingaggiato dalla repubblica per comporre la musica delle opere, le quali sono considerevolmente importanti durante il carnevale, non affascinava per la sua voce, meno che per le sue composizioni. Un nobile veneziano, chiamato Pig*** aveva un'amante che cantava con molto gusto; volle che questo musicista le desse la perfezione nel canto e lo portò da lei, cosa assai contraria ai costumi gelosi dei veneziani. Dopo qualche mese di lezione, la scolara e il maestro provarono tanta simpatia l'uno per l'altra che decisero di andare insieme a Roma appena ne avessero avuto l'occasione, che non tardò ad arrivare per loro sventura. S'imbarcarono così una bella notte per Roma. Questa fuga gettò nella più nera disperazione il nobile veneziano che risolse, costasse quello che costasse, di vendicarsi con la morte di tutti e due. Mandò quindi a cercare due dei più celebri assassini che ci fossero allora a Venezia e convinse, con una somma di trecento pistole, i due ad andare alla loro ricerca per ucciderli, promettendo che avrebbe rimborsato tutte le spese del viaggio.

Questi, quindi, s'incamminarono per Napoli, dove, arrivati che furono, appresero che Stradella si trovava a Roma con la donna che faceva passare per sua moglie. Ne informarono il nobile veneziano, promettendogli che non avrebbero fallito nel compiere la missione di morte che era stata loro affidata. Giunti a Roma, sapendo che l'indomani Stradella avrebbe dovuto eseguire un'opera spirituale che gli italiani chiamano oratorio, nella chiesa di San Giovanni in Laterano, alle cinque della sera, vi si recarono, certi di non lasciarselo sfuggire, ma l'ovazione che tutto il popolo tributò al musicista, unita all'impressione che la bellezza della musica fece nel cuore degli assassini, cambiò come per miracolo il furore in pietà ed entrambi si convinsero che era male attentare alla vita di un uomo il cui genio per la musica attirava l'ammirazione di tutta Italia e risolsero di salvarlo, invece che ucciderlo. L'attesero all'uscita dalla chiesa e gli fecero, per strada, un complimento per l'oratorio, svelandogli il loro intento e di come, toccati dalla sua musica, avessero mutato parere, e gli consigliarono di partire l'indomani stesso per un luogo sicuro. Loro, intanto, avrebbero mandato dire al signor Pig*** che la loro vittima era partita da Roma la sera prima del loro arrivo, per non essere sospettati di negligenza.

Stradella non se lo fece dire due volte, partì per Torino con la donna, gli assassini tornarono a Venezia e convinsero il nobile che Stradella era partito prima del loro arrivo, dicendo loro di saperlo a Torino, città in cui non è facile commettere un omicidio, come in altre regioni d'Italia, per via della severità della giustizia, ma il nobile pensava ugualmente a come attuare la sua vendetta a Torino e per essere più sicuro ingaggiò il padre della donna che partì da Venezia con altri due assassini per andare a pugnalare sua figlia e Stradella a Torino. Un giorno, verso le sei, Stradella fu attaccato da questi tre che gli diedero un colpo di pugnale al petto ciascuno. Il fatto fu notato da molte persone e produsse una così grande agitazione che furono subito chiuse le porte della città, ma, fortunatamente, Stradella non morì per le ferite riportate. Non sfuggì però alla vendetta del signor Pig*** che da quel giorno prese a farlo spiare. Un mese dopo la sua guarigione volle per curiosità andare a vedere Genova con la donna che si chiamava Ortensia e che aveva sposato durante la sua convalescenza. Ma il giorno dopo il loro arrivo, furono trucidati entrambi nella loro camera. Così periva il più grande musicista d'Italia nell'anno 1670. »

Le circostanze di questa avventura sono troppo ben dettagliate e corroborate con nomi che erano allora troppo ben conosciuti per non prestare a questo racconto la massima fede. Morto nel 1685, questo medico è stato in qualche modo testimone dei fatti che riporta; Bordelot non si è ingannato che sulla data di morte di Stradella, datandola nel 1670.
Questa prova si trova nel libretto di un'opera intitolata La forza dell'amor paterno, stampato a Genova nel 1678, cosa che spiega il soggiorno del musicista in quella città: vi era andato per comporre un'opera e fu dopo lo spettacolo che venne assassinato, ma è pressoché impossibile dire con precisione in che anno; dalla data delle sue ultime opere si sa solo che visse almeno fino al 1681.

L'opera di Stradella ebbe una grande influenza sui compositori dell'epoca, sebbene la sua fama sia stata eclissata nel secolo successivo da Arcangelo Corelli, Antonio Vivaldi e altri. Probabilmente il suo più grande merito è stata l'invenzione del concerto grosso: sebbene Corelli nella sua Op. 6 sia stato il primo a usare questa denominazione, Stradella chiaramente usava da prima questa forma in una delle sue Sonate di viole. Poiché i due si conoscevano, è probabile vi sia stata un'influenza diretta. Stradella scrisse almeno 6 opere, numerose cantate e oratori. Compose anche 27 pezzi strumentali, soprattutto per archi e basso continuo, generalmente sotto forma di sonate da chiesa.

Fonte Wikipedia

 

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