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Nova Schola Cantorum Basilica Cattedrale Nepi

Come eravamo

 

 

Intervista alla memoria storica del nostro coro:
Giulio Concordia

Abbiamo già detto di come la Nova Schola Cantorum , in qualche maniera voglia porsi in continuità con la tradizione “corale” nepesina. A testimonianza di ciò c’è un filo che la lega di fatto al passato: la presenza di alcuni che ne hanno  fatto parte, tra loro spicca per “anzianità di servizio” Giulio Concordia, vero “pilastro”, presente fin dagli anni quaranta!

Mi son tolto lo sfizio di fargli qualche domanda, di intervistare mio padre insomma -  noi che siamo due taciturni - e di chiedergli qualcosa su questa bella storia, da subito mi ha detto che ha cominciato a cantare da bambino:

Sono settant’anni che canto, mio padre (mio nonno Renato), mi portava da bambino, allora, da prima della guerra, c’era il Maestro Cordeschi, con l’Avv. Pietrostefani all’organo

Ma eravate uomini e donne?

Seee … le donne! Le donne sono arrivate poi, negli anni settanta con il maestro Trifogli, le ha volute lui, in linea con le aperture post-conciliari


E la polifonia? Come la facevate?

“La polifonia si faceva con i bambini del seminario, con le voci bianche!”

Ah! Come ancora oggi nel coro della Cappella Sistina! Chi ha diretto la Schola Cantorum nel corso degli anni?

Dopo il già citato maestro Cordeschi, c’è stato Bruno Zampaletta, negli anni cinquanta, quindi don Tommaso Albani, che insegnava ai seminaristi, quindi padre Maccarelli dei Servi di Maria, poi dall’inizio degli anni sessanta è arrivata l’era del maestro Trifogli. Poi infine c’è stato il periodo di don Amedeo Tombari, con le parentesi di Bernardino Fantini e l’Avv. Rosichelli

Ricordi qualche aneddoto particolare:

“tra i tanti ricordi mi vengono in mente i locali del vecchio seminario – dove si facevano le prove – e dove a volte, il Vescovo Gori veniva di persona ad insegnarci i canti. Oppure ricordo il mio matrimonio nella Cattedrale, ricordo che mio padre cantò un brano da solista,  erano tutti nella cantoria dov’è l’organo, si è sempre cantato lì, fin quando non si ritenne opportuno trasferirsi nel coro, nell’abside, quando don Giuseppe decise di acquistare l’armonium tuttora usato. Ma l’aneddoto più simpatico è legato all’inizio dell’attività di “organista ufficiale” dell’Avv. Rosichelli. Fu alla fine di una predica del Vescovo Gori, l’organo lo suonava Padre Maccarelli che, durante la predica, si arrampicò per le scale del campanile mosso dalla curiosità di arrivare in cima, dove sono le campane, non fu più capace a tornare giù considerata  la pericolosità delle scale, quindi all’approssimarsi della fine della predica andammo tutti a chiamarlo visto che bisognava suonare, l’Avvocato si mise così all’organo e magistralmente proseguì la messa”

E Padre Maccarelli?

“Lo andammo a tirar giù dopo la messa. Per farlo venir giù furono guai”

 

Che anche un religioso, si divincolasse durante l’omelia del Vescovo mi fa pensare a noi, che ci stanchiamo delle lunghe prediche e  ci andiamo a prendere un caffè o a fumare una sigaretta, devo dire che questa cosa è consolante anche perché mio padre, tra le altre cose mi ha riferito che lo facevano anche loro!

Permettetemi infine di unire a questa mia chiacchierata qualche foto dei “cantori” negli anni sessanta, dove mio padre è con gli amici di sempre (oltre che con il suo papà), con i quali condivideva tutto:  la passione per il canto e per una Fede viva e vissuta nel quotidiano.

 

                                                                                                                                Renato Concordia

 

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