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Nova Schola Cantorum Basilica Cattedrale Nepi

I suoi monumenti


Durante gran parte del XIX secolo, Nepi, come molte altre località italiane, accolse frotte di viaggiatori affascinati dal magnifico territorio che all'epoca, ben più di ora, si offriva incontaminato e vergine agli occhi di questi personaggi. Numerosi artisti, soprattutto pittori, raggiunsero questa parte di Tuscia per fermare sulle loro tele, o solamente su un taccuino, scorci e paesaggi ancor oggi esistenti. Per citare solo alcuni dei più celebri:

William Turner, che visitò la città durante il suo viaggio in Italia, del 1828. A Nepi esegue alcuni schizzi di studio nel suo taccuino, interessandosi alla forra sotto l'abitato, il cui sfondo è costituito dal Monte Soratte. Compie alcuni schizzi dell'Acquedotto, inserendo anche dei dettagli della struttura, e della Torre civica del Palazzo Comunale ed infine, l'immancabile Rocca dei Borgia. Oggi questi fogli sono conservati alla Tate Gallery di Londra.

Camille Corot, che tra il 1826 e il 1827, dipinse ben 30 opere in queste zone, ovvero circa un quarto della produzione pittorica che egli eseguì in Italia.

Massimo d'Azeglio, presente a Nepi e Castel Sant'Elia nel maggio del 1821 per mettere a frutto i suoi interessi sulla pittura di paesaggio. Numerosissime le opere dipinte dal vero in queste zone. Altre tele invece, realizzate successivamente, mescolano armoniosamente varii elementi provenienti da queste parti, architetture, monti e valli, in cui egli ambienta fatti storici o leggendari. Così egli, nel suo "I miei ricordi", descrive il suo approccio col territorio nepesino:

... "Una delle più belle e pittoresche parti della campagna romana è quella che incomincia a Nepi, e si stende fino al Tevere per larghezza; per lunghezza giunge sino ad Otricoli ed anco fino a Narni. I forestieri, i touristi, non ne seppero mai nulla sino ad oggi" ... "Questa regione veduta in distanza, sembra una pianura leggermente ondulata: chi invece ci si inoltra, si trova ad un tratto sul ciglio di larghi burroni che solcano il suolo ed in fondo à quali corre un piccolo torrente." ... " Le pareti di queste voragini sono per lo più grandiosi squarci di rocce a perpendicolo, talvolta scoscendimenti erbosi o vestiti di boscaglie. Il fondo è fresco e verdeggiante pei grandi alberi ed ombre opache, le correnti, i filetti d'acqua, i ristagni ove questa impaluda; che ora si vedono e riflettono il verde della campagna o l'azzurro del cielo, ora rimangono confusi o celati sotto la volta di una robusta fitta vegetazione. Non ho mai veduto un più ricco tesoro di bellezze naturali per lo studio di paese." ...

ARCHITETTURE RELIGIOSE

Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta
P.zza del Duomo, 1; Aperta tutti i giorni; Disponibili all'interno opuscoli ed informazioni storico/artistiche.

Secondo un'antica tradizione sorgerebbe nel luogo un tempo occupato dal tempio pagano dedicato a Giove. Vero è che nelle adiacenze si trovava il foro di epoca romana. Scavi condotti nell'area dell'ex Vescovado, attiguo alla cattedrale stessa, hanno attestato il persistere del carattere socio-religioso di questa parte di città in questi ultimi due millenni di storia. Un primo edificio di culto era già presente nel V secolo. Saccheggiato e distrutto nel 568 durante le guerre tra Longobardi e Bizantini, era di nuovo funzionante nel IX secolo. Ingrandita e abbellita nell'XI e XII secolo, si arricchisce in questo periodo della splendida cripta. Illustri Vescovi di questa Cattedrale sono stati San Pio V (1556/61) e San Carlo Borromeo (1564), Amministratore Apostolico della Diocesi di Nepi e Sutri. Tra il 1680 e il 1752, vengono aggiunte la IV e la V navata. Il 2 dicembre 1798 l'edificio viene incendiato dalle truppe Napoleoniche. Ricostruita nuovamente tra il 1818 e il 1840.

Chiesa di San Tolomeo
Via G. Garibaldi, 165; Aperta tutti i giorni.

Iniziata nel 1543 su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane. I lavori vennero però sospesi nel 1550 a seguito della partenza del committente Pier Luigi Farnese e successivamente per la morte del papa Paolo III. Solo nel 1588 i lavori vennero ripresi, per volontà del potente cardinale Alessandro Farnese, improntando però un progetto ridotto rispetto al precedente. L'architetto fu Giovanni Antonio Garzoni da Viggiù.

Chiese di San Biagio e della Madonna delle Grazie
P.zza San Biagio, 12; Aperta su richiesta; Disponibili all'interno informazioni storico/artistiche.

La Chiesa di San Biagio, probabilmente una delle più antiche della città. Dichiarata monumento nazionale, esisteva già nell'anno 950. Ad aula unica, con presbiterio rialzato al di sopra della cripta. Rimarchevoli sono le decorazioni fitomorfe degli stipiti, mentre l'architrave è ricavato da un sarcofago tardoimperiale. Attigua a questo insigne monumento, è la Chiesa della Madonna delle Grazie. Ad unica navata, ha il presbiterio chiuso da una cancellata risalente ai primi anni del '900. Sotto la cantoria all'ingresso, l'acquasantiera è costituita da un cippo funerario tardoimperiale. La facciata, conserva un bel portale romanico in travertino e peperino, sottolineato da due agili colonnine addossate alla strombatura.

Chiesa di San Pietro
Via San Pietro, 3; Aperta tutti i giorni.

Esistente già dalla metà del XIII secolo, venne restaurata nel 1465. In origine aveva un orientamento est-ovest, ma a seguito del nuovo assetto urbano conferito alla città da Antonio da Sangallo il Giovane nel XVI secolo, i frati agostiniani, custodi dell'edificio, decisero di invertire l'asse, rivolgendo la facciata verso la nuova via del Corso. La raccolta di fondi iniziò solamente nel 1745 e il cantiere venne aperto nel 1755. Capomastro e direttore dei lavori fu il frate agostiniano Giuseppe Casella, il quale aveva già lavorato alla chiesa della Trinità di Viterbo. Elegantissime le linee tardo-barocche della facciata e stupefacente l'interno, a pianta ellittica.

Chiesa di San Giovanni decollato
P.zza San Giovanni, 8; Aperta su richiesta.

Sia la chiesa che gli ambienti annessi, vennero edificati nel 1564 ad opera della Venerabile Confraternita di San Giovanni Decollato, la quale tuttora ne è proprietaria e custode. L'intera struttura è stata negli anni ottanta del secolo scorso, restaurata e riaperta al culto, dopo che per lunghi anni, la chiesa aveva subito crolli e abbandono. La chiesa fu costruita e concepita per ospitare l'omonima Confraternita e per svolgere quella che fino a qualche decennio fa era la principale funzione della Confraternita stessa: recuperare i cadaveri di coloro che erano morti in aperta campagna. Oppure dare degna sepoltura a coloro che non potevano permettersela o a chi non ne aveva diritto, come i condannati a morte per certi gravi reati. Per questa sua macabra funzione è anche conosciuta come chiesa della Bonamorte o della Misericordia.

Chiesa di San Silvestro Abate ( Chiesa del Carmine )
Via G. Garibaldi, 47; Aperta tutti i giorni; Disponibili all'interno informazioni storico/artistiche.

Originariamente orientata verso est, fu ampliata verso nord, assumendo l'attuale forma agli inizi del XVII secolo, dal duca Fabrizio Orsini, per i Benedettini Silvestrini, insediatisi nell'attiguo convento nel 1602. Popolarmente conosciuta come Chiesa del Carmine, perchè le precedenti monache che occupavano il convento erano appunto carmelitane. All'inizio del XVIII secolo, il conte Francesco Cerbelli, a sue spese fece ridecorare la facciata, inserendovi il ricco portale in peperino e fece realizzare la seconda cappella a sinistra, dedicata a San Francesco. L'interno, trionfante di stucchi tardobarocchi, è a navata unica, con sei cappelle laterali. Da non perdere le tele raffiguranti un Sant'Antonio Abate, e quella di San Biagio, proveniente dall'omonima chiesa.

Chiesa di San Vito e Modesto
Vicolo di San Vito; Aperta su richiesta; Disponibili all'interno informazioni storico/artistiche.

Situata in prossimità della Rocca Borgiana, nel cuore del quartiere che più di ogni altro, mostra ancora intatto il carattere medievale della sua urbanistica, risulta esistente per la prima volta in un documento del 1463 allorchè, in occasione del rifacimento del tetto della Cattedrale, furono utilizzate le tegole della Chiesa di San Vito. L'edificio, però, è senz'altro più antico, come dimostrano gli affreschi conservati all'interno, databili al XII-XIII secolo. La facciata, è molto semplice, caratterizzata dal piccolo campaniletto a vela. Il portale è caratterizzato da materiale lapideo erratico d'epoca medievale. L'interno ad aula unica, conserva l'antico pavimento in cotto e numerosi affreschi ascrivibili a varie epoche. Sulla parete sinistra Una sacra conversazione, Maria col bambino e i Santi Vito e Modesto, del XVI secolo. L' affresco oggi staccato, era originariamente situato dietro l'altare. Sulla parete di fondo invece i resti di affreschi del XII-XIII secolo: Una crocifissione; Una Madonna con Bambino e i Santi Vito e Modesto, e un San Luca Evangelista del XVI secolo.

Chiesa di San Rocco
Via di G. Garibaldi; Aperta su richiesta.

La chiesa di San Rocco di Nepi è databile quasi sicuramente al 1467, quando la popolazione del paese chiese l’intercessione del santo per superare un’epidemia di peste scoppiata in quell’anno e fece voto di costruire una cappella in suo onore; ne abbiamo notizie dal Diario Nepesino di Prete Antonio di Ser Antonio Lotieri de Pisano. Una testimonianza del 1563, dal Libro dei Consigli Comunali, ci parla poi di una festa celebrata solennemente ogni anno nel mese di agosto in onore di San Rocco. La chiesa, di grande valore simbolico per i nepesini, ha una facciata semplice e spoglia, su cui spicca il bel portale in peperino; conserva al suo interno un affresco del XV secolo, raffigurante San Rocco e scene della sua vita. Interessante, oltre che per la sua preziosità, per le didascalie in lingua volgare al di sotto di ogni scena. Di notevole esecuzione, la grottesca che incornicia tutto l'affresco.


ARCHITETTURE CIVILI

Rocca dei Borgia e Fortificazioni Farnesiane
Via G. Galvaligi; Aperta su richiesta. Rivolgersi al Museo Civico del Comune di Nepi, sito in via Falisca, 31, oppure al numero telefonico 07 61 57 06 04.; Disponibili all'interno informazioni storico/artistiche.

Circondata da possenti mura, è attraversata dall'antica via Amerina. Nelle sue fondazioni, i resti del periodo tardo-etrusco e romano. La Rocca venne completamente riprogettata nel XV secolo da Antonio da Sangallo il vecchio, che da edificio strettamente militare, a difesa della città, inserirà il palazzo residenziale, per ospitare la corte del neonato ducato di Nepi. Suoi ospiti furono nelle varie epoche Lucrezia Borgia, suo Fratello "Il Valentino", ed i papi Alessandro VI e Paolo III. I Bastioni di epoca Farnesiana, progettati intorno al 1540 da Antonio da Sangallo il Giovane su commissione della famiglia Farnese, furono definiti dal Vasari nelle sue "Vite", opera "inespugnabile e bella" ed offrono uno dei più compiuti esempi di "fortificazioni alla moderna".

Palazzo Comunale
P.zza del Comune, 20; Aperta su richiesta. Rivolgersi al Museo Civico del Comune di Nepi, sito in via Falisca, 31, oppure al numero telefonico 07 61 57 06 04; La visita è limitata alla Sala Nobile.

Fu iniziato nel 1542 da Antonio da Sangallo il Giovane e terminato solamente nel 1744 da Michele Locatelli. L'edificio sorge sull'omonima piazza, principale punto nevralgico della città progettata anch'essa da Antonio da Sangallo il Giovane. La pizza di forma rettangolare, ha proprio nel palazzo, la sua chiusura scenografica. Gli elementi tardo-barocchi, contrastano e dinamizzano le forme dell'architettura sangallesca che delimitano l'intero spazio. La parte inferiore dell'edificio, caratterizzata da un possente bugnato in peperino è abbellita da un portico rialzato su di un basso podio, unica parte realizzata del progetto del Sangallo. Al centro la fontana, scolpita in travertino da Filippo Barigioni (Roma, 1672 – 1753) nel 1727 come mostra dell'acquedotto appena completato. Essa raffigura lo stemma stesso del Comune di Nepi, una torre ai cui piedi si attorciglia un serpente. L'ordine superiore dell'edificio, completato in epoca tardo-barocca, è caratterizzato dall'ampia balconata centrale e dalle finestre con eleganti cornici sempre in peperino. Le paraste a stucco simulano il travertino e danno il ritmo alla partitura architettonica. A coronamento la torretta con l'orologio e la campana civica. Ai lati un'ariosa balaustra. Sotto il portico, una raccolta del materiale erratico di epoca romana, medievale e rinascimentale, rinvenuto in varie epoche nel territorio di Nepi. Al piano terra, la splendida Sala nobile, con affreschi di D. Torti e Di Mauro, del XIX secolo, raffiguranti scene della storia della città, mentre l'anticamera è decorata dagli stessi artisti, con affreschi a grottesca.

Palazzo Celsi
Via G. Garibaldi, 116; Aperta su richiesta, informazioni alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ; Disponibili all'interno opuscoli ed informazioni storico/artistiche.

Uno degli splendidi e meglio conservati tra i palazzi nobiliari che si incontrano nel centro storico della città di Nepi. Questo edificio fu costruito per volere del potente Ascanio Celsi, personaggio di spicco del nobile casato, che ebbe rapporti strettissimi con la famiglia Farnese. Il palazzo risale al XVI secolo, nel periodo in cui Nepi era uno dei centri principali del Ducato di Castro. Progettato dal Antonio da Sangallo il giovane, conserva al suo interno la decorazione originaria ad affresco, eseguita da pittori manieristi. Imperdibili le sale al piano nobile a cui si accede tramite un ampio scalone. Nel salone principale, un grande camino in peperino, in cui si riscontrano chiaramente le linee architettoniche del Sangallo stesso.

SITI ARCHEOLOGICI

Catacomba di Santa Savinilla

Via del Cimitero; Aperta su richiesta. Rivolgersi al Museo Civico del Comune di Nepi, sito in via Falisca, 31, oppure al numero telefonico 07 61 57 06 04; Disponibili all'interno informazioni storico/artistiche.

E’ un complesso cimiteriale tardoimperiale posto nei pressi dell'attuale camposanto. Vi si accede dalla chiesa di San Tolomeo alle Sante Grotte, edificio ricostruito nel XVII secolo. Esso si compone di tre lunghe gallerie scavate nel locale tufo. È considerato uno dei maggiori e più importanti complessi funerari dell'Italia centrale proprio per la sua monumentalità. Lungo le pareti si affastellano sepolture appartenenti a varie tipologie: arcosoli, loculi, tombe "a mensa". Numerose sono anche le tombe dette "formae", che occupavano il piano pavimentale. In corrispondenza di alcune sepolture, si notano ancora lacerti di affreschi di epoca tardo imperiale e altri risalenti al XIII secolo, segno che in epoca medevale il luogo era ancora ampiamente frequentato.

Necropoli dei "Tre Ponti" e tratto della Via Amerina

Via Nepesina; Aperta tutti i giorni; Per visite guidate "Altresì StudioCreativo", via delle Mura, 1 - Nepi (VT), telefono 07 61 55 71 16, contatto mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , www.altresi.com; Disponibili lungo il percorso informazioni storico/artistiche.

La necropoli di "Tre Ponti". Posta al confine tra i comuni di Nepi, Fabrica di Roma, Castel Sant'Elia e Civita Castellana, si estende lungo il percorso dell'antica via Amerina, della quale si conservano ancora i resti di tre ponti di cui uno ancora intatto, risalenti al III secolo a.C. La necropoli, che ebbe genesi nello stesso periodo, era luogo di sepoltura per la città di Falerii Novi, insediamento costruito dopo la conquista romana del territorio falisco. Numerose sono le sepolture a dado, a portico, a colombario a camera, arcosoli e una piazzola sacra, dove si concentrano gli imponenti resti di alcuni mausolei. Tipologie che mostrano ancora il permanere delle soluzioni architettoniche tipiche delle popolazioni preromane, innestate poi in quelle che sono le soluzioni tipicamente romane, come i mausolei appunto. Ricche soluzioni scenografiche saranno allora adottate con la conquista romana, come ad esempio le false murature, le lesene e i capitelli, scolpiti direttamente nel tenero tufo locale. Rimarchevoli sono i resti in alcune sepolture di parte dell'intonaco originario, con ancora evidenti i pigmenti della decorazione parietale. Un percorso immerso nella natura incontaminata, ricco, oltre che di storia, di vie cave e stupendi paesaggi.

Via cava della Massa
Via del Cardinale; Aperta tutti i giorni; Per visite guidate "Altresì StudioCreativo", via delle Mura, 1 - Nepi (VT), telefono 07 61 55 71 16, contatto mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , www.altresi.com.

Le vie Cave o "Tagliate". Sono degli antichi percorsi scavati lungo le pareti tufacee delle forre, risalenti all'epoca falisca. Tagli perpendicolari in cui angusti percorsi si insinuano tra due alte pareti. La loro funzione, non ancora del tutto chiara, fu probabilmente a scopo culturale. Scavate in alto sulle pareti, numerose grotte, riutilizzate in epoche e con funzioni diverse, furono in epoca medievale cappelle ed eremi. Una delle vie cave meglio conservate e più impressionante per le dimensioni monumentali è sicuramente quella in loc. "Il Cardinale", che conduce alla loc. "La Massa", oggi facilmente percorribile grazie ad un percorso ecologico segnalato, che comincia appena fuori la porta del centro storico. Un'altra, resa in epoche recenti carrabile, è quella cosiddetta della "Corta di Ronciglione", che dal Piazzale della Bottata, appena sotto le mura urbane, guadagna il piano in direzione nord-ovest.

Gli incastellamenti del territorio
Per visite guidate "Altresì StudioCreativo", via delle Mura, 1 - Nepi (VT), telefono 07 61 55 71 16, contatto mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , www.altresi.com.

Numerosi sono gli incastellamenti nel territorio nepesino e nei comuni limitrofi, che testimoniano la storia e le vicende di quest'area: abitati pre-etruschi, che conservano ancora intatta la memoria architettonica e urbanistica di epoche lontanissime. Nei secoli successivi la frequentazione di questi centri è testimoniata dalla presenza di chiese, torri e fortificazioni. Quasi tutti abbandonati tra il XVI e il XVIII secolo, sono immersi in contesti paesaggistici suggestivi ed intatti. Le sublimi forre, fanno ancora da cornice a questi ruderi arrampicati su speroni o pianori tufacei. Numerose le abitazioni trogloditiche dalle caratteristiche tipologie architettoniche. Tra questi, citiamo quelli ricadenti nel comune di Nepi: Ponte Nepesino, L' Isola Conversina; Quelli dell'attiguo Comune di Castel Sant'Elia: Pizzo Jella, Castel d'Ischi, Selva d'Ischi, Castel Porciano; E quelli di Faleria: Paterno e Fogliano.

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