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Nova Schola Cantorum Basilica Cattedrale Nepi

chi siamo

  

 

La Nova Schola Cantorum della Cattedrale di Nepi, nasce grazie alla spontanea iniziativa di alcuni, consapevoli della stringente necessità di integrare la bellezza espressa dalla Liturgia con il canto, soprattutto nelle principali solennità celebrate nella nostra comunità. Il canto, porta con se, contiene qualcosa che rimanda ad Altro. Un Altro che determina, E’ il sorgere della Bellezza stessa.

Una consapevolezza decisamente “forte”, che contiene la volontà di costruire qualcosa che sia principalmente bello, non tanto qualitativamente, quanto come gesto, come servizio offerto alla comunità tutta. E’ con questo nobile “spirito”, che si è cercato di coinvolgere nel progetto tutto ciò che nella nostra Nepi ha a che fare con il canto e con la musica in genere. Abbiamo da subito preso atto della varietà infinita di sensibilità musicali e religiose che esistono sia tra i componenti del coro stesso, sia tra chi fruisce ciò che noi proponiamo.

Ciò constatato abbiamo deciso di approntare un repertorio molto variegato, attingendo a piene mani, ma con attento discernimento, nell’immenso corpus di musica sacra e profana che nel corso dei secoli è stato creato. Una piattaforma dunque. Un punto d’incontro (e perché no, anche di scontro), dove realtà parallele spesso si confrontano e si contaminano, arricchendosi l’un l’altra.

La Nova Schola Cantorum, inoltre si propone di non interrompere quel filo sottile che la lega inevitabilmente (anche per la presenza di numerosi componenti) alla vecchia Schola Cantorum, cercando di riproporre continuamente (magari con adeguati riadattamenti) i pezzi della tradizione specificatamente nepesina. Quelli per esempio composti o riadattati dai Maestri che si sono succeduti nel tempo. Non è possibile tralasciare il patrimonio tramandato dal Maestro Trifogli da Don Amedeo Tombari e il contributo dato dai Maestri Fantini e Rosichelli.

Il cantare ci appassiona, così come ci appassiona il nostro Destino, la ricerca del senso del nostro vivere, e più ci immergiamo in questa avventura più ci rendiamo conto che proprio nel canto, nel corso dei secoli è costantemente presente tutta la densità di questa ricerca, è presente questo grido, questa domanda. Quindi non è un problema di “stile”, non è un problema di tipo di musica, di antico-moderno. Fuori dalle strette osservanze liturgiche (giustamente), ci siamo riproposti di attingere alla nostra cultura popolare, oppure alla cultura musicale extra-italica: nel blues, nel gospel, nella musica folk, nelle ballate irlandesi. Ci siamo detti: perché non cercare ovunque questo “grido”, questa mendicanza, come non trovarla nelle struggenti melodie spagnole o sudamericane, nella dolcezza dei canti d’oltralpe.

Ovviamente è nostro intento coinvolgere più persone possibili, non solo cantanti, ma anche musicisti. Non sono richieste particolari qualità, siamo consapevoli che con il tempo possa arrivare anche la qualità (che ovviamente contribuisce non poco alla bellezza). Per iniziare basta una passione di base e una consonanza con quanto scritto in questa presentazione: un’apertura allo stupore “quella sorpresa imprevista che può essere suscitata dall’ascolto di un brano musicale quando è investito direttamente dal senso ultimo dell’esistenza e della storia”, oltre ad una predisposizione ad un impegno che, come tale, sia serio e costante nel tempo.

 

 

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